Francesca D'Urbano Website

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Jan 23, 2011
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Day#22

Posted: January 23, 2011

Ecco, a New York capita di uscire una sabato sera, mangiare del cous cous buono come forse mai l’avevi mangiato, fare due passi con la neve per terra e -11 gradi intorno a te, entrare in un locale, poter scegliere se pagare per vedere un concerto o salire le scale gratuitamente e aspettarti di vedere quindi un concerto minore.
Scegli la seconda, la stanza e’ piccolissima ma raccolta con un vecchio pianoforte a coda bianco sul fondo e delle lucine verdi sui muri.
Una ragazza qualunque e’ li e canta, con un bassista accanto che ogni tanto la accompagna.
Sei li, e nella comune ordinarieta’ di una serata new yorkese qualunque senti una voce e un talento unici.

Subito dopo di lei salgono on stage tre ragazze con delle voci che “…bo, vabbe’, ma dai, davvero? Così brave? Io voci così a Roma per locali non ne trovo, mai”. Sono tre, si fanno i cori a vicenda, armonizzano, suonano tutte e tre il pianoforte in maniera perfetta e coinvolgente. Si alternano come soliste e a un certo punto ce ne andiamo perché’ basta, era troppo, quasi imbarazzante.

(Ah, e subito dopo per superare il momento ti rifugi da Katz’s Delicatessen , ti siedi, alzi gli occhi e leggi la scritta “Where Harry met Sally…hope you have what she had!Enjoy!”)

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Jan 24, 2011
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Day#23

Posted: January 24, 2011

#23, che a Roma dovrebbe essere una certa determinata cosa e invece…
Prima o poi doveva arrivare.
Ora, stabile sui 99.6°F.

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Jan 27, 2011
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Day#26

Posted: January 27, 2011

Oggi sono tornata a lavoro.
Scendere le scale di casa e arrivare alla metro con 50 cm di neve fresca per strada non e’ stato uno scherzo.
Dopo due ore alla Magnum, mi hanno rispedito a casa perche’ ancora troppo malata.
E allora ne ho approfittato per fare la spesa e, attraversata Union Square, mi sono imbattuta in un po’ di panchine che mi hanno ricordato qualcosa.

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Jan 29, 2011
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Day#27

Posted: January 29, 2011

Stasera sono stata a cena da Claudia.
Abita in un palazzo nuovo, a Williamsburg. Entri e c’e’ il portiere, e poi ti accorgi che il building e’ come un albergo, con tanto di piscina, e palestra, e giardino.
Belle chiacchiere con lei e Alessio, padrone di casa, toscano, a Nyc da 13 anni con nessuna intenzione di tornare.
Lui invece e’ il povero Rocco, 6 mesi, sterilizzato oggi e costretto a indossare il collare per due settimane.
Era molto depresso.
Dopo una pasta alla cipolla e un the’ alla menta, mi hanno portato a vedere il roof.
Da li si vede quasi tutta Manhattan.
L’Empire, il Chrysler e tutto quel congregarsi di luci che esplodono e ti fanno capire che sei molto piccola e che sei in uno dei posti piu’ belli che c’e’.
Mi devo ancora abituare.

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Jan 30, 2011
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Day#28

Posted: January 30, 2011

Dopo una mattinata passata al Brooklyn Flea Market, dove ho comprato un pezzo di legno con l’aerografia della skyline e uno specchio recuperato con un vinile, ecco una piacevole serata al Pete’s Candy Store.
Poi, d’improvviso, spunta un party. In un appartamento, dicono.
Ecco, l’appartamento era in realtà’ un vero loft newyorkese, che così non se ne vedono forse neanche nei film.
Vissuto per lo più da artisti -8- era enorme, con soffitto a travi di legno bianche, pieno di cose di ogni genere (tra cui circa 50 biciclette) e ogni camera da letto aveva una finestra, che piu’ o meno aveva questa vista qui.

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Jan 31, 2011
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Day#29

Posted: January 31, 2011

Oggi e’ stato il giorno dei primi incontri.
In un caffe’ di Williamsburg ho conosciuto Federico, romano, amico di Mitch, fotografo di moda e mamma americana, e’ qui da un anno e conosce troppe lingue.
Insieme siamo andati a conoscere per la prima volta Vincent, newyorkese di origini brasiliane, trasportatore di opere d’arte di professione, l’uomo che senza neanche mai incontrarmi mi ha trovato una casa dove stare nel mio soggiorno a Nyc.
Era il suo compleanno, in una casa di Chelsea al 12esimo piano, con tanta porchetta e cupcakes e quadri e sculture strane, con gente da ogni parte del mondo che chiacchierava in quasi tutte le lingue del mondo.