Francesca D'Urbano Website

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Feb 11, 2011
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Day#41

Posted: February 11, 2011

Oggi potrei stare qui a raccontare che sono giorni che non dormo, che mi sveglio di notte e gli occhi non si chiudono almeno per due ore, che ho scoperto che la mia amica Valeriana non ha alcun effetto su di me, che non c’e’ quasi piu’ neve per terra e che in compenso fa un freddo mostruoso.
Potrei raccontare che il mio primo MIM (Magnum in Motion) e’ online e che hanno gia’ raccolto piu’ di 2000$.

Ma oggi, tutto quello che ho in testa e’ solo ed esclusivamente questa.

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Feb 13, 2011
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Day#42

Posted: February 13, 2011

Oggi e’ stato il giorno di una perfect home-made american breakfast, finalmente per due.
E’ stato anche il giorno di una clamorosa sveglia col Napoli, vista in un pub pieno di schermi che trasmettevano tutte partite diverse nello stesso momento; saremmo potuti essere ovunque, con le tende nere alle finestre. Sembrava un po’ Londra.
Infine e’ stato il concerto dei Biffy Clyro, il mio regalo di Natale per Ale.

Oggi in realta’ sarebbe potuta succedere qualsiasi cosa, ma l’unica cosa che alla fine conta e’ che per qualche giorno non sono piu’ sola.

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Feb 14, 2011
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Day#43

Posted: February 14, 2011

New York e’ la città’ dell’imprevedibile: persone generalmente morigerate negli acquisti, risparmiatrici e contrarie allo sperpero, se possono, si trasformano nel perfetto opposto.
Questo e’ il risultato di Ale dopo 48h a New York.
Tutto ciò’ che si vede e’ nuovo, e la maggior parte acquistato oggi.

God bless my legs che ancora mi sostengono.

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Feb 15, 2011
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Day#44

Posted: February 15, 2011

Non sono mai stata una fan di San Valentino, ma diciamo che questa volta e’ un’occasione particolare, per tanti motivi e perche’ sono e siamo qui. Ovviamente si festeggia mangiando, cosa che d’altronde e’ e sara’ uno dei leit motiv di questi dieci giorni insieme.
Ieri, dedica speciale sul dorso di uno dei burgers piu’ ciccioni e pesanti (e buoni) mai mangiati.
Oggi, per continuare il tour, pranzo in una delle perle della midtown.
Per concludere, finalmente pizza da John’s, un must di Nyc: cheese, pepperoni, meatballs e sausages (accompagnati da una caraffa di Fountain Soda).

Non mangio pasta da quasi un mese, compenso con altro e mi riprometto da dopo domenica di tornare alle mie home-made salads.

…dimenticavo, Happy Valentine’s Day, per chi lo festeggia!

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Feb 16, 2011
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Day#45

Posted: February 16, 2011

Mentre l’Italia e’ tutta intenta a seguire le vicende del buon Silvio e a spettegolare sui vestiti della Canalis e di Belen, io oggi ho partecipato come pubblico al David Letterman Show.

Riuscire ad essere tra il pubblico non e’ impresa facile, ma io verso la fine di gennaio ho deciso comunque di richiedere i biglietti online. Nella pagina apposita ci sono gli avvertimenti del caso: la richiesta e’ moltissima, molta più’ dei posti disponibili in sala, quindi e’ difficile riuscirci subito, potrebbero passare mesi, insomma, pazientate.
E invece, per una volta nella vita, la fortuna ha voluto baciare proprio me, quella che non vince mai niente, quella che a tombola perde sempre tutto, quella che i numeri che sogna di notte non si tramutano mai in nient’altro.

Giovedi ero al lavoro e ricevo una telefonata da una signorina divertita e pimpante che mi chiede se sono ancora interessata a partecipare al DLS.
La signorina mi da un numero da chiamare; dovrò’ chiedere di tale Jack e rispondere a una domanda segreta riguardante lo show. Solo così avrò’ i biglietti!
Per un attimo tolgo di mezzo tutte le foto dal mio desktop, chiudo Final Cut, metto in icona Photoshop ed inizio a documentarmi. Stampo pagine e pagine di wikipedia, evidenzio le date importanti nella vita di Dave, stampo la pagina web con tutti i componenti del cast. Mi sento impreparatissima, ma tento la fortuna. Chiamo Jack, ma c’e’ sempre la segreteria; anche lui e’ divertito e pimpantissimo e mi dice di riprovare a chiamare più’ tardi.

Passano le ore e un po’ perdo le speranze. Torno a casa, e prima di mettermi a cena oziosamente faccio l’ultimo tentativo, immaginando che Jack sia già’ sulla via di casa.
Squilla, squilla, squilla…Jack risponde!
Jack e’ super disponibile, mi spiega tutto, gli orari, il luogo, le modalità. Me la fa salire, insomma. Li per li penso che magari la domanda segreta non c’e’, che e’ tutto un modo per metterti ansia e per farti temere questa telefonata, ma poi eccola arrivare.
Jack ha capito che sono una straniera in terra Usa, che il mio sogno e’ vedere Dave, proprio lui, dal vivo. Che il mio ragazzo sta per arrivare in America e che sarebbe una sorpresa fantastica.
Jack si mette na mano sulla sua coscienza americana e mi pone la tanto temuta domanda: “Che strumento suona Paul Shaffer?”.
Per chi non lo sapesse, Paul Shaffer e’ il maestro dell’orchestra della Cbs, il pelatino con gli occhiali scuri che canta e si dimena e scherza con David durante lo show.
Io ovviamente SO che il buon Paul suona il piano, ma ecco, in quei tre minuti del tempo della domanda io non lo sapevo più’. Da buona ex alunna della 3B, prendo tempo, chiedo conferma a Jack se Paul e’ proprio lui, “the bold man”,e intanto digito il suo nome su google. Mi appare la fotona di Shaffer al piano e urlo “Jack, the piano!”.
Jack mi ha sgamato alla grande, ma Jack mi vuole bene, sorride e mi annuncia che ho vinto i biglietti per il David Letterman Show e che alla domanda “Su che lista sei?” che mi verra’ posta all’entrata della fila dovrò’ rispondere: “On the Jack’s Gold List”.
Questa cosa mi elettrizza.

E oggi e’ stato il grande giorno.
Registrazione alle 4 e mezza del pomeriggio, la puntata andrà in onda la sera stessa.
Il teatro e’ l’Ed Sullivan, quello dell’Ed Sullivan Show e della prima esibizione dei Beatles negli States, per intenderci.
Dopo file su file, ragazzi dello staff che ti gasano ad ogni angolo e ti danno il 5, discorsi nella sala d’attesa principale e poi in quella secondaria dove ti fanno urlare che non vedi l’ora di vedere David, ecco, finalmente David lo vediamo.

Lo studio, come sempre accade, e’ molto più’ piccolo di come appare in tv. Siamo in settima fila, vediamo benissimo. La scenografia e’ proprio lei, con il ponte di Brooklyn sul fondo, e le lucine tutto intorno, e le colonne rosastre che sembra di stare un po’ nel mini mondo di Disneyland. Prima dello show ci proiettano solo per noi un video divertentissimo presentato da Alec Baldwin che ci introduce allo show. La band della Cbs entra e ci scalda con dei pezzi un po’ funky e un po’ rock.
Il mio Paul entra per ultimo ed e’ davvero basso , ma io lo amo lo stesso perché in fondo devo a lui tutto questo.
Entra anche lo speaker, quello con la vociona che annuncia tutti quanti e sembra Mengacci più alto.

E poi, arriva Dave e ci saluta, e lo show inizia, ed e’ proprio tutto vero, ma e’ tutto più vicino, più ridimensionato, più umano.
Io e Ale abbiamo uno dei tanti microfoni che penzolano dal soffitto proprio sopra di noi e io ogni tanto caccio una risatona sperando di poterla poi rintracciare quando rivedrò la puntata. In studio fa freddino, Ale dice che lo fanno perché devi essere sempre pimpante e non ti devi abboccare mai.
Dave e’ bravissimo, e intervista nell’ordine Forest Whitaker -vincitore dell’oscar con L’ultimo re di scozia – e Irina Sheik (si, proprio lei).
Per ultimo, in 5 minuti montano un pianoforte, una batteria, organizzano sedie per violini e affini e entra una parte del coro gospel di Harlem, tutto per accompagnare la performance dell’ospite musicale di oggi, tale Josh Gobran di cui ignoravo l’esistenza fino a pochi giorni fa.

Finito lo show Dave ci saluta e ci augura una buona serata. Io provo a guardare lo studio più che posso prima di andare via, perché nei prossimi sei mesi sono bandita dal potervi partecipare di nuovo, e perché – diciamocelo – quando me ricapita?

Gia’ mi immaginavo il mio biglietto incorniciato e appeso su mura fresche di vernice a Roma, ma ahimè’ i ragazzi pimpantissimi dello staff se lo sono ripreso.

In compenso alcune clip della puntata sono già’ online. Ora le rivedo e provo a rintracciare le mie risate fortissime.

Ah, God Bless Paul Shaffer, ma soprattuto, God Bless Jack e la sua Gold List.

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Feb 17, 2011
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Day#46

Posted: February 17, 2011

Oggi e’ stato l’ultimo giorno di lavoro per questa settimana: il mio boss mi ha concesso due giorni free cosi ho un lunghissimo weekend davanti.
Ovviamente il dopo lavoro e’ stato dedicato allo shopping -non per me-.
Arrivati all’altezza di Chinatown, ci siamo addentrati in quella che sembra davvero la Cina e basta.
Niente america, niente Nyc, solo scritte cinesi in posti cinesi con gente cinese e polli cinesi in vetrina.
La cena non poteva che essere da Joe’s Shangai, posto caldamente consigliato dal D’Aversa in persona.
Joe’s Shangai si capisce subito essere la perla di Chinatown, un po’ come Zia Sonia lo e’ per l’Esquilino.
Si capisce dalle recensioni di Zagat alla finestra, dalle foto del sindaco con Raymond [the host] ma soprattutto dal fatto che percorrendo Pell Street dall’inizio in direzione Joe’s si incontrano altri due ristoranti palesemente ispirati a lui: Shangai Restaurant e Joe’s Ginger, entrambi cinesi e entrambi in cerca di turisti ignari pronti a cadere nel trappolone.
Arrivando al punto, Joe’ Shangai e’ conosciuto per i suoi Soup Dumplings, non ravioli qualsiasi ma ripieni di una zuppa incandescente.
Qui trovate un video fatto da qualche pazzoide (bravo) che insegna letteralmente come mangiarli, evidenziando gli errori piu’ comuni e i pericoli che si corrono.

Come dice il D’Aversa: “Nun abbasta soffia’…”

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Feb 18, 2011
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Day#47

Posted: February 18, 2011

Avendo tante cose da festeggiare, oggi abbiamo approfittato della Nyc Restaurant Week, estesa -causa eccessiva neve dei giorni scorsi- fino al 27.
Durante questo periodo si puo’ cenare in ristoranti eleganti e buonissimi a prezzo fisso e piu’ basso del solito.
Dopo accurate scelte, siamo capitati al One By Land, Two By Sea, fancy restaurant del Greenwich. Tende e rose rosse, candele, camino, pianoforte e tromba.
Il Menu’ prevedeva: Calamari a la Plancha e Roasted Butternut Squash Soup, Pan Roasted Red Snapper e Grilled Bavette Steak, Pumpkin Cheesecake e Crème Fraiche Panna Cotta, il tutto innaffiato da un ottimo Pinot Grigio e dal caffe’ piu’ buono bevuto finora.

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Feb 19, 2011
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Day#48

Posted: February 19, 2011

Williamsburg e’ la zona nord-est di Brooklyn, collegata a Manhattan dall’omonimo ponte.
E’ un quartiere vivo, giovane, vagamente radical chic e artistoide, pieno di locali con le porte e gli infissi di legno, negozietti vintage e no, bakeries, e cibi di ogni tipo.

Stamattina abbiamo cominciato la giornata con un brunch da Egg, locale minimal, bianco, con tovaglie di carta e pastelli colorati su ogni tavolo. Le Eggs Rothko -caldamente suggerite da Claudia-, ossia pane tostato con uova e formaggio fuso, accompagnate da una focaccina con polpa di pomodori appena sbucciati, erano qualcosa di spettacolare.

Oggi era primavera, la massima era 18 gradi, cosa ancora mai accaduta da quando sono qui.
Brooklyn Industries e’ entrato di diritto nella Top 3 dei nostri negozi preferiti.
E poi, ti capita di spingerti un po’ piu’ la, a ovest, in una zona semi industriale ma anche coloratissima, ti siedi su una panchina che davanti ha solo tanta acqua, Manhattan e i tre ponti a completare il quadro: li ti rendi conto che Nyc e’ anche una citta’ di mare, che non finisce mai e poi mai di stupirti, che e’ tutto e tutto il suo contrario.

Tre ore dopo infatti eravamo seduti al St. James Theatre, nel bel mezzo di Broadway e di Times Square, in mezzo alle luci che illuminano tutto e tutti come se fosse mezzogiorno, aspettando che si aprisse il sipario su American Idiot, musical ispirato all’omonimo disco dei Green Day: abbiamo visto ballerini e cantanti emo dimenarsi sul palco, attori volare letteralmente a testa in giu’ sospesi ad un filo, ma soprattutto abbiamo visto e ascoltato Billie Joe Armstrong, guest star per 50 performances, e quando al momento dei saluti ci ha cantato “Time of your life”, mi sono proprio emozionata, si.

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Feb 19, 2011
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Day#49

Posted: February 19, 2011

Dalla primavera di ieri, oggi siamo di nuovo in pieno inverno, con -8 gradi e vento a 35km/h.
E’ la giornata giusta per avventurarsi fino a Coney Island: bellissima e luogo ideale per fare mille foto, ma impossibile restarci.

Stasera ultima serata insieme a Nyc: previsto il delivery piu’ buono del mondo e serie tv come se piovessero serie tv.