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Day #15 – Welcome to Krustyland

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Il giorno 15 è una giornata particolare. Per la prima volta da 2 settimane non abbiamo un programma fitto di spostamenti, corse per raggiungere posti all’altro capo della città o cacce al parcheggio. Siete avvisati: oggi passiamo tutta la giornata, dalla mattina alla sera, in un parco divertimenti. Una cosa che non facevamo più o meno dalla nostra adolescenza. Ed è proprio con lo spirito di quell’età che ci dirigiamo verso gli Universal Studios.

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Nella città degli Oscar, degli Emmy, di Hollywood e del Sunset Boulevard, questo parco tematico ha l’ardire di definirsi la “Capitale dell’intrattenimento di L.A.” e fa di tutto per tenere fede a questa definizione. Dopo aver attraversato piani e piani di parcheggi e metri e metri di negozi e ristoranti, siamo finalmente all’ingresso. Dopo tutta una serie di peripezie oratorie riusciamo ad ottenere un sensibile sconto sul non economico biglietto di ingresso (per motivi di privacy e al contempo di sicurezza personale non possiamo riferire ulteriori dettagli ma vi basti sapere che siamo andati molto ma molto vicini al furto – o meglio, al prestito – di identità di una dipendente della Universal cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti).

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Superate le porte degli Universal Studios, sotto un sole martellante ci accoglie uno spazio pieno di gente ma non asfissiante e che a prima vista non sembra grandissimo. Ovviamente è solo un’impressione, smentita dal semplice fatto che per andare alla prima attrazione dobbiamo scendere svariati metri di scale mobili. Qui ci dirigiamo senza dubbi verso la Jurassic Park Ride. Dopo un primo giro interlocutorio tra dinosauri di vario tipo rischiamo prima la morte sbranati da un T-Rex per finire poi una discesa vorticosa proprio in mezzo all’acqua, inzuppati e molto divertiti.

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Le file sono piuttosto corpose ma scorrono facilmente. Inoltre sui cartelli e in una sezione apposita del sito (la wi-fi tra l’altro funziona benissimo) si è sempre al corrente dei tempi d’attesa delle varie attrazioni. Galvanizzati dalla prima corsa e un po’ incoscienti ci avviamo sul vero evento traumatico della vacanza: le montagne russe de “La Mummia“.

Qualcuno di noi due ha visto forse il film? No. Qualcuno di noi due è forse appassionato di tunnel dell’orrore e montagne russe? No. Eppure entrambi ci dirigiamo felici e incoscienti verso quello che uno di noi due (indovinate chi) definirà come “la cosa più orribile che ho fatto in vita mia”. Non si tratta proprio di aver paura, è proprio disagio vero. Per capirci, guardiamo il contributo fotografico.

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Reduce da questo shock, la metà meno traumatizzata della coppia decide di infilarsi di corsa nell’attrazione 3D dei Transformers mentre l’altra metà riposa i nervi all’ombra. L’esperienza del 3D (inedita per noi) è effettivamente molto coinvolgente. In questo caso ci si trova sostanzialmente nel bel mezzo di una classica battaglia tra buoni e cattivi, con tanto di esplosioni, corse velocissime e acrobazie di ogni genere. Il momento migliore è quando si materializza il classico sogno della caduta a precipizio da un palazzo altissimo. Fortunatamente un Transformer ci salverà prima di toccare il marciapiede.

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Rinfrescati dalla vera attrazione della giornata (i grandi ventilatori che gettano fresca acqua nebulizzata) ci mettiamo in fila per prendere parte agli Studio Tours. Sarà la fila più lunga della giornata (quasi un’ora) ma siamo curiosi di vedere i teatri di posa, i backstage e i set in esterna di tanti film e serie tv che abbiamo amato. Non mancano momenti degni di nota: si passa per la piazza principale di Hill Valley e sotto le finestre della casa di Norman Bates; si attraversa il set de “La Guerra dei Mondi” dove Spielberg ha fatto allestire la scena di un disastro aereo con un autentico 747; si assiste agli spettacoli 3D di “King Kong” e “Fast and Furious” (molto ma molto più divertente il primo).

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Ora, vuoi che abbiamo vissuto o lavorato a Cinecittà per tanti anni e certe cose forse non ci stupiscono più di tanto. Vuoi che c’è stato più di un ritardo durante il tragitto e la guida non è stata proprio degna della Capitale dell’Intrattenimento. Vuoi che le aspettative erano molto alte, sta di fatto che il tour alla fine dei giochi ci lascia po’ freddini.

I veri protagonisti della parte centrale del parco sono i Simpson. C’è praticamente tutta Springfield, con tanto di Krusty Burger, taverna di Moe, penitenziario, ospedale e centrale nucleare. E soprattutto Krustyland.

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Pensateci: all’interno dei Simpson viene creato un ipotetico parco tematico ispirato a Krusty il Clown, come parodia dei veri parchi tematici. Ora, nel vero parco tematico in cui ci stiamo muovendo c’è un vero parco tematico ispirato a quello fittizio creato per prendere in giro i veri parchi tematici. Il corto circuito logico che ne deriva non sarà la cosa più divertente della giornata, né la migliore della miriade di trovate geniali a tema Simpson presenti, di sicuro però è la cosa che ci colpisce di più mentre entriamo nelle montagne russe virtuali di Krusty (forse alla fine la cosa meno divertente di questa ala del parco).

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Dopo il giallo dei Simpson puntiamo al verde di Shrek. In un grande teatro assistiamo a una sorta di corto di animazione in 4D, con tanto di vento e acqua sul pubblico. Divertente ma non memorabile.

Molto più deludente invece lo show che promette di svelare i segreti degli effetti speciali. Che siano quelli analogici di una volta o le nuove possibilità delle tecnologie digitali, lo spettacolo dice poco di nuovo e nel farlo annoia un po’.

L’ultima tappa è lo spettacolo di “Waterworld” (se non ricordate il film con Kevin Costner non fa niente, credeteci). Si tratta di 20 minuti buoni di acrobazie di ogni genere in una grande piscina, tra fuochi, moto d’acqua, scazzottate ed esplosioni. Detto così sembra una baracconata per bambinoni ma ci siamo divertiti un bel po’. Come dei bambinoni a una baracconata, diciamo.

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Mentre ci riposiamo dalla giornata davanti all’ottimo tuna burger di Umami pensiamo che domani è tempo di lasciare Los Angeles e un po’ ci dispiace.

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Non sappiamo ancora se portarvi con noi in Messico o se fermare i nostri racconti agli States. Forse i racconti di una coppia che si rilassa per una settimana sulla spiaggia di Holbox non sarebbero così interessanti. In ogni caso domani entreremo nella seconda metà della nostra luna di miele e non sappiamo se essere dispiaciuti che la prima metà sia volata o contenti perché dopo tutti questi giri siamo ancora solo a metà.

Canzone del giorno:
J. Geils Band – Centerfold