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Day #16 – Big Sur

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La Car Pool Lane è quella corsia delle freeway di Los Angeles riservata alle auto con due o più passeggeri. Pensata per ridurre il numero di automobili in circolazione non sembra però avere un grandissimo successo presso gli angelenos. A noi invece piace tantissimo ed è proprio tra le strisce di una Car Pool Lane che abbandoniamo a tutta velocità la Città degli Angeli e imbocchiamo la Ventura Highway dritti verso la prossima tappa: Big Sur.

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In realtà la prima tappa è Los Alamos, piccolissimo centro a due passi da Los Olivos che le guide descrivono come un paesino in cui il tempo si è fermato. Per essere piccola Los Alamos è effettivamente piccola. Per quanto riguarda lo stile “vecchio western” spetta a un paio di locali tenerne alta la bandiera. Piuttosto, scopriamo una ottima bakery dal sapore europeo e dal personale gentilissimo. A questo locale andrà l’onore di sfamarci per pranzo con panini all’italiana e brioche francesi che neanche nel Vecchio Continente. Bravi.

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Facciamo l’ennesimo (forse ultimo?) pieno e ci buttiamo al volo sulla Highway 1, una delle strade più belle che abbiamo percorso finora. Pochissimi rettilinei e tantissime curve a due passi e spesso a strapiombo sul mare. Qui il paesaggio si fa molto più simile a certe zone di casa nostra o ad alcune parti dell’Irlanda.

A Big Sur ci concediamo il lusso di alloggiare in un posto letteralmente magico dove il tempo sembra essersi fermato. Un complesso di casette di legno immerso nel bosco costruito a cavallo tra gli anni 30 e i 40 da un tedesco, il signor Deetjen, che decise di creare una struttura turistica proprio a due passi dalle uscite autostradali allora neonate. Da allora i suoi eredi hanno deciso di rispettare lo spirito naturista dei primi giorni e così ancora oggi nelle stanze non ci sono TV e telefono, su tutta la costa non prende nessuna rete mobile e di wi-fi neanche se ne parla. Nelle cabin pressoché ogni cosa è realizzata in legno. Tutto scricchiola ma l’atmosfera è impagabile.

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Ogni capanna ha il suo nome e la sua storia: la nostra, Chateau Fiasco, è stata l’ultima ad essere realizzata dal signor Deetjen, ormai ottantenne.

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Nella descrizione presente in ogni stanza si fa cenno al fatto che le costruzioni sono originali di 70 anni fa e quindi non sono “sound proof” (leggere: fate poca caciara). Sulla scrivania c’è un vecchio quaderno da riempire, se si vuole, con le proprie impressioni da condividere con chi verrà dopo di noi.

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Il ristorante è molto rinomato nella zona e sia a colazione che a cena serve solo piatti con ingredienti biologici coltivati nelle vicinanze. A cena scopriremo che la buona reputazione della cucina è più che meritata. Gustose zuppe del giorno e piatti di carne preparati in modo creativo ma senza allontanarsi troppo dalla tradizione. Probabilmente, leggendo queste parole e guardando le foto, tutto ciò vi potrà sembrare la solita paranoia pseudo-pauperista (chi ha detto radical-chic?) e chissà, magari lo è. Sta di fatto che passare dall’abbondanza di Los Angeles a questa forma di intimità essenziale costituisce un contrasto molto, molto suggestivo.

Siamo arrivati in tempo per goderci il tramonto sulla costa perciò ci rimettiamo subito in macchina alla volta di Pfeiffer Beach e ancora una volta il panorama ci conquista.

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Dopo due miglia di stradina a senso unico in mezzo al bosco ci troviamo su una ventosissima spiaggia da cartolina con tanto di gabbiani e scogliere super scenografiche. C’è persino chi gira una specie di video tutorial sullo yoga. O almeno speriamo si tratti di questo…

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Dopo una giornata in gran parte passata al volante pensiamo che una cena a lume di candela con musica classica in sottofondo sia un degno finale ma ci sbagliamo. C’è di meglio, almeno per due gattari come noi. Fabio, il bellissimo gattone del luogo, ci aspetta proprio ai piedi della scala che porta nella nostra stanza. In realtà leggendo il quaderno apprendiamo che Chateau Fiasco è la sua stanza e in ogni caso lo scopriamo quando, appena aperta la porta, Fabio fa un bel giro della stanza per poi piazzarsi al centro del letto per mettersi placidamente a dormire, tra mille fusa, fino alla mattina successiva.

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Domani ci attendono le ultime 150 miglia in macchina, poi a San Francisco diremo addio alla nostra fedele Pathfinder, a.k.a. “Canyonero“. Lasciare la calma e il silenzio di Big Sur, le rose rampicanti e il legno scricchiolante del nostro appartamento non sarà affatto facile. Qui tutto profuma di silenzio e natura, di Don Draper che medita e di scogliere sul mare. Fortunatamente, quello che ci attende è altrettanto promettente.

Canzone del giorno:
America – Ventura Highway