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Day #18 – Too many fish

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Ormai sembra che le nostre preghiere meterologiche funzionino: stamattina a San Francisco c’è il sole. La temperatura è sempre bassina ma non c’è da lamentarsi. Sbrigata la pratica breakfast nella nostra cucina ideale ci mettiamo in marcia verso il Golden Gate Park, dove abbiamo appuntamento con la Scienza.

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La California Academy of Science è il museo della scienza disegnato da Renzo Piano dove passeremo un lunga e divertente mattinata tra animali meravigliosi, terremoti e viaggi al centro della natura che neanche Quark dei tempi d’oro.

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Orfani ormai degli amatissimi Ranger dei boschi, troviamo nelle guide del museo della scienza di San Francisco una nuova specie umana estremamente cordiale e simpatica. Sono tantissime, vestite con un camicie arancione e sparse per i quattro angoli del museo. Con la minima scusa si avvicinano per attaccarti bottone e la cosa bella è che ci sanno talmente fare che senza accorgertene ti trovi coinvolto in una conversazione piacevolissima che riguarda la scienza e non solo.

Due esempi su tutti. Appena entrati ci rivolge parola una signora sulla cinquantina, bassina e di origine asiatiche. Quando apprende che siamo italiani si illumina e ci rivela che la struttura è stata realizzata da un nostro connazionale. “Allora conoscete Renzo Piano?” Non personalmente. Ad ogni modo l’amabile guida ci tiene a farci sapere che il buon Renzo pare abbia cannato la tettoia di una specifica ala del museo, con lo spiacevole inconveniente che alla prima pioggia il personale del museo dovette armarsi di ramazza. Ai nostri amici architetti l’onere di verificare questa versione che infama il buon nome delle eccellenze italiane.

L’altro incontro è con Nick Tortoriello, guida nata a New York da padre catanese e madre di Pompei (“Sono figlio di due vulcani!”, ci dice ridendo). Partiamo parlando della capacità mimetica delle piovre e non si sa come finiamo a parlare della sua famiglia, di quando suo padre è scappato dall’Italia poco prima della Seconda Guerra Mondiale, di come l’inserimento in America sia stato difficile, di come da un certo punto in poi Tortoriello Sr abbia smesso di parlare la minima parola di italiano, di come sua moglie gliene abbia fatto sempre una colpa, del fatto che è per questo che Nick non parla italiano (infatti ci scambia per due venezualani, mah…) e di come il 2009, anno in cui a breve distanza sono venuti a mancare i suoi genitori e il suo caro zio, sia stato in sostanza un anno da dimenticare. Nick ha quasi le lacrime quando ci saluta, comunque sorridendo, mentre scappiamo verso il planetario. Sta per cominciare uno spettacolo fantastico.

All’interno della volta ristrutturata nel 2008 assistiamo a uno spettacolare racconto su quel grandissimo organismo vivente che è il nostro pianeta. La voce narrante di Francis McDormand (la poliziotta del film “Fargo”) ci guida nel viaggio che va dalla cellula più piccola, all’albero più grande, dalla formica più nera alla balena più gigante del mondo: una buona mezzora con il naso all’insù in uno spettacolo incredibile, una delle cose più belle viste finora.

Usciti dal planetario saliamo all’interno di una vera e propria foresta pluviale, con tanto di farfalle che svolazzano tra i visitatori e un’infinità di altri animali. I nostri preferiti: i bellissimi pappagalli che non si possono fotografare, le minuscole rane in tuta dell’Adidas e un rospo gigante che ci trova particolarmente interessanti.

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Una volta accertato che nessuna farfalla sia rimasta impigliata nei tuoi vestiti, il personale del museo ti concede l’ingresso nel gigantesco acquario sotterraneo. Ci perdonerete se non ricordiamo il nome di nemmeno uno dei tantissimi esemplari subacquei. Nella testa e negli occhi resta ben viva però la ricchezza di colori vivissimi.

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Dopo aver partecipato alla simulazione – piuttosto impressionante – dei due terremoti famosi di San Francisco del 1989 e del 1906, lasciamo l’Accademia delle Scienze felici come due bambini e ci incamminiamo verso Chinatown dove ci aspetta un’autentica bettola da due soldi e strade colorate con palazzi meravigliosi.

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Montiamo al volo sul nostro primo cable car e ci spostiamo a nord, verso Russian Hill e la strada più tortuosa del mondo, Lombard Street.

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Torniamo verso casa e i muri di San Francisco ci regalano un murales più bello e colorato dell’altro.

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Dopo tutti questi pesci chissà perché ci viene voglia di sushi, e chiudiamo la nostra lunga giornata ammirando l’antica arte di arrotolare alghe, riso e pesce crudo.

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Domani ci avventuriamo tra le strade di Mission, che i murales visti finora non ci sono bastati.

Canzone del giorno:
The Marvelettes – Too many fish in the sea