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Day #19 – A good day to be in the american west

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L’autunno arriva a San Francisco facendo alzare la temperatura e noi, come da programma, nel giorno più caldo della settimana ce ne andiamo a zonzo per Mission, in cerca di murales.

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Mission è il quartiere più antico di San Francisco. Qui nel 1791 si insediarono per la prima volta i monaci francescani che fondarono la città. Ora è principalmente abitato dalla comunità latina e da una strada all’altra si passa da grandi magazzini popolari a piccole boutique più eleganti. La sua vera particolarità però va cercata sui muri, delle vere e proprie gallerie d’arte a cielo aperto.

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A Mission si respira arte in ogni angolo del quartiere, tutto è colorato e spesso e in divenire (capita anche che per cercare una certa opera si finisca per scoprire che questa è scomparsa).

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Ci riposiamo qualche minuto a Dolores Park, una distesa di erba verdissima al sole (e in salita) e muovendoci poi di qualche isolato finiamo a Castro, il quartiere omosessuale di San Francisco. Come si sa la città è molto sensibile alle istanze della comunità GLBT, che in questo quartiere in particolare trova casa e libera espressione. Il Castro Theater ha in programmazione, guarda un po’, una restrospettiva su De Sica (padre) e nell’aria riecheggia una versione particolare versione di “It’s raining men”.

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Proprio mentre ci spostiamo verso Twin Peaks per guardare la città dall’alto, senza un vero motivo ci attacca un bottone stratosferico il grandissimo Marcello dal cognome incomprensibile, 68enne veterano del Vietnam di origini italiane che per una mezzora buona ci inchioda con la serie più lunga di luoghi comuni razzisti su messicani, cinesi e afromercani che abbiamo mai sentito, spesso e volentieri a sfondo sessuale. A suo modo però è molto divertente e ci dà persino una buona dritta turistica che verificheremo domani. A una certa ci chiede: “Indovina di chi era cugino mio nonno?” Non lo so. “Dai, indovina!” Non lo so. “Federico Filini” E’ il segnale evidente che la chiacchierata è finita. Salutiamo Marcello che ricorda un pò Beppe Grillo e ci incamminiamo verso uno dei punti più alti della città.

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Per un attimo, camminando sul dorsale delle colline gemelle, ci sembra di respirare i grandi spazi dei parchi visitati solo qualche giorno fa. E’ un’impressione fugace che lascia spazio tuttavia a una vista niente male. Spolier alert: domani siamo diretti verso quei punti lontani sulla sinistra.

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Il tempo di una doccia e siamo di nuovo in strada, stavolta diretti verso la Great American Music Hall, una sala da concerti in vecchio stile dove stasera si esibirianno tre artisti che non conoscevamo ma che per forza di cosa ora dimenticheremo difficilmente. Tanto folk, soul e quella che in Italia chiameremmo canzone d’autore e qui in fondo è soltanto musica americana. Bellissima musica americana.

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Domani chiudiamo in grande, tra giri in bici, traghetti e luoghi leggendari.

Canzone del giorno:
John Elliott – American west