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Day #20 – Always on the run

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Consci del fatto che l’ultima giornata negli Stati Uniti potrebbe essere piena di malinconia, decidiamo di stilare un programma così fitto di appuntamenti da non aver nemmeno il tempo di pensare a un addio.

Oggi vogliamo concederci una colazione extra-lusso da Mama’s, consigliatissimo locale a nord di San Francisco. Talmente consigliato che il tempo di attesa per un tavolo, di venerdì mattina, va dai 90 ai 120 minuti. Con le proverbiali pive nel proverbiale sacco cerchiamo un piano B, mentre la comunità cinese si tiene in forma.

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L’ennesima colazione ipercalorica stamattina ha una giustificazione: trascorreremo buona parte della giornata sui pedali, abbiamo bisogno di energie.

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La tappa successiva infatti è il noleggio bici sul Fishermans Wharf, dove un simpatico ragazzone macedone (già operaio FIAT) ci assegna un paio di mountain bike in sella alle quali punteremo verso il Golden Gate Bridge prima e Sausalito poi.

La pista ciclabile si snoda lungo tutto la costa e attraversa Presidio, il gigantesco parco a sud del ponte più fotografato del mondo.

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Per le nostre misere abilità ciclistiche la salita per raggiungere il ponte è del tutto rispettabile e “scattare fotografie” è un altro modo per dire “riprendere fiato”.

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Da vicino, si scopre che il Golden Gate non è rosso ma arancione e che c’è sempre speranza, fino all’ultimo. Vale sempre la pena di fare una telefonata.

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Proseguiamo spediti verso la deliziosa Sausalito, località numero 3.895 dove vorremmo vivere, anche solo per un mesetto. In particolare abbiamo adocchiato una decina di case galleggianti, proprio a due passi da “Fish.”, il ristorante dove affoghiamo nei ricordi gustando una original clam chowder del New England.

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Per la seconda volta oggi, dopo una discreta mangiata ci mettiamo subito in bici, per facilitare la digestione. O la morte. Ancora una volta ci troviamo a correre per arrivare in tempo all’appuntamento successivo. Questa volta non dobbiamo assolutamente perdere il traghetto che ci riporterà sulla baia di San Francisco. Ce la faremo per un pelo, sudatissimi.

Una volta arrivati ci attende un’altra corsa, stavolta massacrante perché doppia: prima dobbiamo percorrere mezzo molo per riconsegnare le bici, poi dobbiamo ripercorrerne un bel pezzo in senso inverso per raggiungere un altro traghetto, quello per Alcatraz. Alla fine ce la faremo, sempre per un soffio.

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Proprio com’è scritto sulle guide, il traghetto della visita notturna ad Alcatraz regala una delle viste più belle della baia, con il tramonto sul Golden Gate e i pellicani che ti svolazzano intorno. All’arrivo ci attendono dei vecchi amici che non pensavamo di vedere più: i rangers! In effetti l’isola è un parco nazionale e dove c’è un parco c’è un ranger e dove c’è un ranger ci siamo noi.

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Stavolta tocca a un vecchietto baffuto fare gli onori di casa, dandoci una prima infarinata su quello che andremo a vedere mentre saliamo la lunga salita che porta all’ex penitenziario.

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All’interno ci viene consegnata una guida audio in italiano, compresa nel costo del biglietto. Forse è la prima volta in vita nostra che ascoltiamo un’audio guida dall’inizio alla fine, tutta d’un fiato.

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La visita è molto suggestiva, piena di racconti in prima persona e di dettagli interessanti, tra cui la famosa evasione rappresentata nel film Fuga da Alcatraz, con tanto di fantoccio nel letto (magari proprio quello di Clint Eastwood).

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Prima che la stanchezza prenda definitivamente il sopravvento riusciamo a salutare un’ultima volta i nostri vecchi amici ranger per poi raggiungere il traghetto verso San Francisco.

L’ultima sfida contro il tempo e contro la fatica è raggiungere il ristorante prima che chiuda. Si sono quasi fatte le 22 e a San Francisco i locali chiudono tutti alle 23 (durante la settimana anche prima). Alla fine optiamo per il ristorante sotto casa, dopo mangiamo l’ultimo hamburger a stelle e striscie.

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Domani sarà tempo di fare le valigie e anche se il nostro viaggio durerà ancora per una settimana abbondante un po’ ci dispiace. Come avrete capito durante gli ultimi 19 giorni i posti che vi abbiamo raccontato ci sono entrati dentro e molto probabilmente ce li porteremo appresso per sempre. Non sarà un addio, per carità, ma un arrivederci bello lungo si. Per questo trascorreremo le ultime ore in U.S.A. a fare shopping, stordendoci di vetrine e di fitting rooms.

Il nostro racconto finisce qui e vi ringraziamo di averci fatto compagnia fino ad ora. Pensiamo che le cose belle vadano condivise il più possibile con gli altri, d’altronde che senso ha riempirsi gli occhi di tanta bellezza se poi non la puoi raccontare?

Quindi da oggi silenzio radio, stampa e web. Se proprio vi siete divertiti a leggere e un po’ ci volete bene vi chiediamo un’ultima piccolissima cortesia. Le previsioni annunciano un tempo pessimo sul Holbox, l’isola dove siamo diretti. Se non vi ruba troppo tempo vi chiediamo di pregare per un po’ di sole. Ovviamente ognuno può pregare la divinità che meglio crede, non ci formalizziamo. Le altre volte ha funzionato.

Grazie.

Canzone del giorno:
Easton Corbin – Leavin’ A Lonely Town

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